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Il
Gruppo di Studio Medicina e Diritto compirà tra poco 20 anni.
Nato sulla scia dei dibattiti seguiti alla sentenza 184/86 della
Corte Costituzionale, si è da sempre interessato ai diversi
aspetti del danno alla persona, dalla responsabilità civile al
danno iatrogeno da responsabilità professionale, e recentemente
ha affrontato temi più moderni, quali il rischio clinico e la
prevenzione dell’errore in sanità.
L’uomo, come centro di interesse nella sua realtà psicofisica,
ha da sempre rappresentato oggetto di studio del Gruppo: l’uomo,
nelle diverse sue espressioni di vita, lavoro, salute, malattia,
in una parola come entità inserita nel mondo che lo circonda,
ove esplica per un certo tempo di vita un lavoro, e con i suoi
molteplici interessi, che nel trascorrere degli anni ne
caratterizzano l’esistenza.
Verso questo tipo di uomo, inteso nella globalità dell’essere e
del divenire, il Gruppo si è sempre rivolto affrontando in
scritti e convegni i problemi di maggior rilievo posti
dall’evoluzione giurisprudenziale, dottrinaria e legislativa.
Circa 20 anni orsono il Gruppo nacque coagulandosi attorno ad
una figura di entusiasta, di trascinatore, quale è stato Walter
Brondolo. Un ortopedico innamoratosi della medicina legale alla
quale ha dato tanto. L’idea vincente di Brondolo fu di riunire
alcuni medici legali, avvocati-giuristi, magistrati ed
assicuratori, per discutere informalmente di tematiche sul danno
alla persona e per portare all’esterno (attraverso convegni,
pubblicazioni) il frutto di questi incontri serali, promuovendo
una crescita reciproca nello scambio di esperienze e nel
confronto di posizioni culturali e professionali diverse.
Nel corso degli anni il Gruppo ha perduto il suo fondatore ed
altri soci di grande spessore culturale (Gennaro Giannini, Mario
Pogliani, Franco Mangili). Nonostante queste dolorose perdite il
nucleo dei soci rimasti ha cooptato altre figure di valore
scientifico fornite di giovanile entusiasmo, sì da infondere
nuova linfa ad una iniziativa che nel corso degli anni, anche
mediante convegni periodici, è divenuta un punto di riferimento
ben preciso nella realtà medico giuridica milanese e nazionale.
Proprio a questi giovani ed al loro entusiasmo si deve l’idea di
una rivista nuova nel titolo, che è quello del Gruppo, e nuova
anche nell’impostazione, in quanto improntata a fornire una
visione pluridisciplinare di uno stesso problema riunendo le
diverse professionalità e le diverse anime culturali del Gruppo.
Nell’editoria attuale non pare vi sia nulla di analogo.
L’incontro annuale a più voci che il Gruppo organizza
tradizionalmente a Milano in autunno, ha sempre notevole
successo e ciò dipende dallo spessore degli interventi, ma anche
dalle diverse angolature culturali con le quali vengono
affrontati i temi.
È questo lo spirito di fondo che, sull’onda entusiastica dei
giovani, ha indotto anche i più vecchi e recalcitranti a
sostenere l’iniziativa: fornire alle diverse visioni culturali
che quotidianamente si confrontano sul danno all’uomo, una
lettura pluridisciplinare, possibilmente utile per crescere e
migliorare e per giungere a quel risarcimento integrale del
danno che è forse utopia, ma che può trarre vantaggio da un
percorso fatto insieme.
Da ultimo una considerazione: un’ulteriore prodotto cartaceo
nell’era informatica può trovare spazio?
Chi scrive usa lo strumento informatico con l’aiuto di terzi,
non è quindi in grado di giudicare. È pur vero che la comoda
lettura di un prodotto cartaceo, quali che siano il contenuto e
l’argomento, risulta essere meno fredda di una “schermata” del
computer.
Antonio Farneti
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Diritto"
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